ugo fagioli

torna a "respirare" con il suo nuovo disco

Il cantautore di Cesena Ugo Fagioli è cresciuto artisticamente con The Tocsins, band indie-rock romagnola, con la quale incide l’album “The Tocsins” nel 2012. Successivamente ha collaborato musicalmente con altre band locali ed accresciuto la propria esperienza sui palchi di tutta Italia, aprendo concerti a Bugo, Verdena, Ministri, Bud Spencer Blues Explosion.

Ad aprile 2018 esce il suo primo singolo “Non è destino” che lo porta a presentare in versione acustica il proprio progetto. Nel 2019 presenta il progetto in versione “band”: un cocktail di parole, malinconia ed intimità, il tutto shakerato freddo insieme a chitarre ed ambienti psichedelici. Con un lockdown e un disco pronto sulle spalle, a maggio 2020 nasce il progetto Respira: “un viaggio dalle radici profonde” registrato e mixato da Andrea Cola (Sunday Morning) e masterizzato allo studio “La maestà” da Giovanni Versari.

Respira – disponibile da venerdì 4 dicembre su tutti gli store digitali - è un disco che parla di attimi, movimenti, fotografie e sensazioni provate sulla pelle. Le 9 canzoni del disco inoltre sono anche la colonna sonora di 9 episodi di una web serie, in uscita su YouTube a partire dal 2 ottobre 2020 con la collaborazione di Film Commission Emilia-Romagna, Muki Edizioni, Sfera Cubica, Alice Mazzoni per la regia di Tucano Island.

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Ciao Ugo, innanzitutto come stai e come hai vissuto (e stai vivendo) questa pandemia?

Ciao, sto bene grazie. Questa pandemia ha fatto riscoprire valori di cose che davamo per scontate. Quanto vale un abbraccio dopo mesi di reclusione? Quanto vale un bacio o una semplice serata passata al tavolino di un locale con i tuoi amici di sempre?

Queste sono piccole cose, che valgono tantissimo quando non puoi permetterti di farle. Purtroppo, la pandemia ha anche mostrato le crepe che ha tutto il mondo dell’arte e dello spettacolo. Bloccando concerti e spettacoli si è fermata una parte importante del nostro paese, quella che ci fa emozionare.

Per adesso è così e non ci possiamo fare nulla. Possiamo solo sperare che finisca il prima possibile per ricominciare a vivere l’arte come una volta.

 Come descriveresti il sound di “Respira”, il tuo primo album da solista, a qualcuno che non ti conosce?

Respira è un album a cui ho dedicato gli ultimi tre anni della mia vita. Un disco che ho scritto in due mesi, ma che ho tenuto chiuso in un cassetto a far maturare per tutto questo tempo.

Il suo sound è una miscela tra ambienti psichedelici degli anni 60/70 e i sintetizzatori dei giorni nostri. Ho cercato di trovare il giusto compromesso tra distorsioni, equalizzazioni “chiuse” e suoni limpidi.

La chitarra, il basso, la batteria sono strumenti che in questi anni sono stati sempre più utilizzati in modo “plastico”, attraverso suoni preimpostati che fanno suonare “finte” e un po’ tutte uguali le canzoni. Questo disco invece suona “sincero” perché tutto quello che ho inserito è stato suonato dal vivo e con strumenti veri. Dal “suono del vento” creato con un synth Moog alle percussioni fatte con strumenti africani e del Centro America. La profondità del suono che si crea attraverso questi strumenti mi ha permesso di raggiungere il risultato che volevo.

 Che cosa è cambiato per te dal fare musica con un gruppo rispetto a questa nuova esperienza? 

Con i Tocsins mi occupavo principalmente della parte musicale, delle produzioni e del sound che dovevano esprimere le canzoni. Per i testi se ne occupava principalmente il cantante, poi in sala prove provavamo ad “unire” questi due mondi.

In questo caso ho voluto metterci la faccia in tutto e per tutto. Ho scritto sia la musica, sia le parole. Avevo bisogno di sfogare tutto quello che avevo dentro e il miglior modo che ho trovato è stato quello di analizzare e raccontare una storia che avevo vissuto veramente.

Per fortuna in questi anni sono riuscito a trovare musicisti che credessero in me e nelle mie canzoni. Questo è stato molto importante per il risultato che abbiamo ottenuto nel disco.

Abbiamo registrato tutte le parti degli strumenti in pochissimo tempo, questo vuol dire che oltre a degli ottimi musicisti, ho trovato anche persone che hanno compreso la direzione e il mood che volevo dare alle canzoni.

Nell’album affronti la fine di una relazione, che cosa ha significato per te parlare di una cosa così intima all’interno del tuo primo lavoro da solista? 

L’aver scritto e analizzato tutto quello che è successo, mi ha fatto letteralmente “tornare a respirare”. Perché è importantissimo liberare la mente ed il cuore prima di relazionarsi con nuove persone.

In caso contrario, ti porteresti dietro tutte le paure che avevi e metteresti sulle spalle di un’altra persona i tuoi dubbi e le incertezze che non sai come gestire.

Questo disco mi avrebbe fatto bene ascoltarlo in quei momenti di totale sconforto. Perché ascoltare una voce che capisce cosa stai passando aiuta tantissimo. Non ti fa sentire solo, ti fa capire che probabilmente ci è passato prima di te, che sa di cosa sta parlando perché ha analizzato tutti gli aspetti di quel periodo così buio.

La fine di una relazione è un evento dolorosissimo, quello che conta è non lasciarsi travolgere dalla disperazione, ma reagire in ogni modo possibile. Parlandone con i propri amici o sfogandosi attraverso le proprie passioni per tornare a vivere bene con sé stessi, per tornare appunto a ”respirare”.

“Respira” è accompagnato ad una webserie pubblicata su YouTube, da che cosa è nata questa idea e com’è stata la reazione del pubblico? 

In un periodo dove escono centinaia di canzoni ogni settimana distinguerti dalla massa è fondamentale. L’album sarebbe dovuto uscire a marzo 2020, ma come sappiamo c’è stata una pandemia mondiale di mezzo. Se lo avessi fatto uscire in quel periodo non si sarebbe accorto nessuno di me e delle mie canzoni.

Durante il lockdown ho pensato ad un modo per distinguermi dagli altri artisti. Ho pensato che siccome “Respira” racconta una storia accaduta realmente, forse una serie di videoclip che trasformassero in immagini le parole sarebbe stata un’idea innovativa e che avrebbe fatto capire molto di più il senso delle parole che ho utilizzato nelle canzoni. Assieme ad Alice Mazzoni ho scritto la sceneggiatura e ho proposto al regista Tucano Island di realizzare le riprese.

Durante l’estate abbiamo girato le scene e montato tutti gli episodi. Un lavoro di sei mesi che finalmente ha visto la luce e che ha riscontrato reazioni magnifiche da parte del pubblico. Molte persone, infatti, si sono appassionate alla serie e poi alle mie canzoni.

Ma è vero anche il contrario. La serie e il disco vanno di pari passo perché raccontano una storia vera, che ho vissuto in prima persona. Una storia come tante però, in cui molte persone si sono ritrovate ascoltando certe parole e guardando certe scene.

 

Cosa hai intenzione di fare adesso? Ci saranno – quando si potrà – delle date dal vivo? 

Assolutamente sì. Per adesso rimaniamo fermi con le date dal vivo, ma appena si potrà organizzerò un concerto di presentazione del disco e una serie di date promozionali per poter far ascoltare il più possibile un disco che considero ormai come un figlio.

Nel frattempo, registrerò qualcosa di nuovo magari farò qualche diretta streaming per parlare di musica e di concerti.

La musica live, infatti, è quella che mi manca di più e non vedo l’ora di tornare a suonare dal vivo e vedere concerti.

 

Grazie e buona fortuna! 

Grazie infinite. Un saluto alla vostra redazione e a tutto il pubblico di Radio CAP.

 

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13 Dicembre 2020 
di Giacomo Canton