silvia romano libera

il ritorno in italia, il suo sorriso

e la sensazione di libertà che tanto ci manca.

9 maggio 2020, due mesi fa, il sorriso libero di Silvia Romano portava uno spiraglio di luce in mezzo al buio ed al panico di questa emergenza sanitaria.

La sua è una storia di slancio verso i bisogni del prossimo, di attivismo e altruismo.

Silvia ha preparato una valigia, è partita per mesi, è partita per aiutare, per sostenere e per informare su ciò che accadeva in un luogo che noi sfruttiamo, in un luogo povero, dilaniato e usato, che nonostante tutto ha una popolazione sorridente, vivace e felice nell'estrema semplicità.

Una popolazione che resiste per davvero.

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Silvia Romano ha toccato con mano non solo le ricchezze del popolo africano, ma anche le sue piaghe: è stata rapita da delinquenti di dubbia origine che per più di cinquecento giorni l'hanno tenuta in ostaggio in condizioni che non possiamo minimamente immaginare.

La storia di Silvia pare non dare spazio a detrattori, eppure, non è stata sostenuta da tutti i cittadini italiani.

Infatti, all'arrivo all'aeroporto di Fiumicino, non tutti sono stati contenti e non tutti hanno provato la stessa sensazione di sollievo nel petto.

Ci sono ancora persone che pensano che se la sia andata a cercare, che è colpa sua, che abbiamo salvato una terrorista solamente perché si è convertita all'Islam ed è ritornata con un velo, persone che si chiedono perché sia andata dall'altra parte del mondo a fare azioni di solidarietà, il che è alquanto controverso viste le voci da cui provengono le critiche, dato che lei è andata effettivamente ad aiutarli a casa loro.

Persone, se possiamo chiamarle così, che sulle pagine web di varie testate giornalistiche commentano con frasi assurde come: "quanto ci è costata?".

Partiti che sui loro profili social non hanno condiviso nessuna notizia, che non hanno condiviso nemmeno un post, e noi davvero riteniamo di vivere in un paese civile?

Silvia è costata sicuramente meno delle operazioni militari che qualcuno ha invocato come soluzione più pratica alla poco muscolosa diplomazia.

Chi sa se questa nobile e antica arma potrà salvare la vita anche a Patrick Zaky. Chi sa se è ancora in grado di reclamare con decisione giustizia, anche per chi come Giulio Regeni, non c'è più.

 

Io me lo auguro.

3 Luglio 2020 
di Federica Godi