resti

Attraversiamo un tempo sospeso, camminando fragili e precari. Come dice Vasco Brondi: “è un superpotere essere vulnerabili” (Qui, dall’album Terra).

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Passi e macerie

 

Al centro dell’abbandono
ci arrivi a piedi
o a dorso di mulo.
Lungo la strada
una vecchia dondola
una culla vuota
e prega una Madonna

che chissà se si ricorda di lei.

 

Il cuore è un rudere
che ci hanno messo al centro del corpo
sperando che ci tenga vivi,
come la stazione
nel mezzo di questa valle
dove il treno non passa.

Qui, dove il biglietto non costa,
aspetteremo il futuro
in una giornata stanca.

 

 

 

Carezze

 

Una carezza alle macerie,

al muschio che cresce

sull’abbandono,

alle briciole del mondo.

 

E scopri una resistenza

nelle cose flebili:

nel tuo sorriso

dopo che hai pianto,

nel filo d’erba

che spacca l’asfalto.

 

 

 

Al mio paese

 

Al mio paese

c’era un uomo.

Guardava

le vite degli altri,

raccoglieva i ricordi

dai bordi

di sentieri percorsi

con passi leggeri.

E aspettava i giorni,

le notti, i ritorni.

 

Ora è vecchio.

Gli restano solo

scarpe rotte,

polvere,

attese.

 

Ma sorride forte

quando ti vede.

1 Giugno 2021 
di Samuele Abagnato