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l'Italia dell'era Covid, la Repubblica fondata sulla divisione

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Le bandiere italiane sventolano, come se fossero vive, dai balconi dei palazzi lungo le strade del centro di Bologna: alcune sbiadite, altre nuove e dai colori sgargianti, altre ancora stracciate e cadenti. Osservo i cittadini che compongono queste strade: c’è chi, con velocità, riprende a lavorare; c’è chi ride; c’è chi indossa gonne davvero corte; ci sono i barboni che vivono in strada e ancora dormono, forse per non sentire il rumore di bicchieri, tazze, il ritmo dei tacchi e le risate di chi ancora sa sorridere nonostante tutto.

I cittadini che compongono queste strade settantacinque anni fa hanno dato vita, attraverso un referendum, alla Repubblica, con 12.717.923 voti favorevoli. L’Italia usciva frammentata dal disastro della Seconda Guerra Mondiale, dalla crisi sociale portata dalla dittatura fascista, da una povertà totale, ma con la presenza di resistenza e riscatto divampanti nei corpi della società.

L’Italia ha saputo rialzarsi, inconsapevole di cosa il destino avesse in serbo per lei negli anni avvenire, ma sperando in un futuro migliore e più radioso, dopo la terribile tempesta che aveva offuscato per molti anni il suo cielo.

 

Il Paese il due giugno duemilaventuno ha forse un volto diverso, più stanco, esausto e diviso. Il nostro Paese durante l'esperienza pandemica ha saputo unirsi, forse sui balconi a cantare, forse nelle videochiamate e negli hashtag con l'invito a rimanere a casa. Momenti che si sono subito dissolti nella politica, nelle manifestazioni e nei colori delle Regioni.

 

Quest’anno ha accentuato, se non addirittura ampliato, le disuguaglianze sociali, dando vita a nuovi meccanismi che potrebbero, presto o tardi, affondare il Paese. Infatti, nonostante un articolo de il Corriere della Sera del 1972 auspicasse alla sua fine per il 2020, il divario tra Nord e Sud è sempre più ampio. Questa enorme differenza è stata ben documentata dalla televisione e dai servizi andati in onda nei telegiornali. Malgrado gli sforzi del governo, sia nazionale che regionale, di dettare una linea comune per tutti, Nord e Sud hanno vissuto i mesi della pandemia in maniera completamente differente, come realtà opposte: ospedali in condizioni critiche; mancanza di medici; ritardi; giovani alla deriva senza istruzione e fondi.

Proprio i giovani, protagonisti improvvisi degli ultimi anni nelle piazze, creatori di masse che ci ricordano il '68, protagonisti del nuovo modo di fare scuola, sono impauriti, ma vogliosi di cambiare l'assetto politico-sociale. Tuttavia, il bisogno di supporto psicologico è aumentato e l'età media si è abbassata, colpendo anche chi in giovane età non dovrebbe provare certi sentimenti e vivere certe dinamiche. L'Italia vede i giovani sempre più in pericolo sul posto di lavoro perché schiacciati dal bisogno di profitto e servizio al potere, dal capitalismo sfrenato e dalle macchine del plus-valore.

 

Il due giugno duemilaventuno desidero che sancisca e definisca una nuova rinascita del Paese, una presa di coscienza nei confronti della giustizia e della politica, ma anche una coscienza rivolta al sociale, come empatia verso l'altro. L’anniversario di quest’anno ci dona il ricordo di due diverse riprese, di due guerre e di un numero elevatissimo di vittime.

Metternich recitava: “L’Italia è un’espressione geografica”. Forse, egli aveva visto piuttosto lungo già nel 1815.

12 Giugno 2021 
di Federica Godi