Kasparov, Putin e quella strategia di attaccare per primi

Conoscere meglio Putin e questo conflitto in Russia attraverso gli scacchi

e la storia del campione Garry Kasparov.

Una cosa in comune tra l’oppositore principale di Putin e l’incubo dell’Europa di oggi

 

Nell’autobiografia di Garry Kasparov, campione del mondo di scacchi dal 1985 al 2000, c’è un capitolo che inizia con un detto russo molto curioso:

 

"Perfino una pallottola ha paura di chi ha coraggio"

 

Forse non troppo sorprendente, vero, ma la cosa curiosa è che il titolo di questo capitolo risulta utile per spiegare quello che accade oggi nel mondo: il vantaggio di attaccare. Un capitolo che riprenderemo più avanti.

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Allo stesso modo, la pagina di Wikipedia di Vladimir Putin, diventata molto popolare in questi giorni di conflitto dopo l’invasione della Russia, riporta parole molto simili a quelle di Kasparov, ironicamente considerate come parole premonitrici:

 

La strada a Leningrado, cinquant'anni fa, mi ha insegnato una lezione: se la rissa è inevitabile, colpisci per primo. [Putin]

 

Tra Kasparov e Putin scorre la stessa mentalità, ma applicata in contesti totalmente diversi. Per i grandi appassionati di scacchi sarà un’ovvietà, per chi non segue questo gioco occorrerà introdurre Garry Kasparov, considerato tra i migliori scacchisti della storia, se non il migliore. Egli fece dell’attacco non solo la sua strategia e il suo stile di gioco, ma anche la sua filosofia di riferimento.

 

Una delle partite più famose è la sua prima storica vittoria, una partita che gli conferì il titolo mondiale: la sfida contro il celebre ex campione Karpov. All’epoca Kasparov non era altro che un ragazzo che da anni era inserito nel mondo degli scacchi, e che aveva già le ossa di un giocatore mentalmente preparato per tenere testa ai Gran Maestri - il titolo più alto che un giocatore di scacchi può ricevere -, tra cui anche la leggenda Karpov. Garry vinse più per una disattenzione del suo avversario Karpov, motivata da un periodo in cui i mass media concentrarono i riflettori su di lui, con l’accusa di essere un campione di scacchi ma anche un esattore delle tasse in Russia. Una colpa grave e pesante che metteva in cattiva luce qualsiasi persona, anche un uomo con la mente fredda come lo era Anatolij.

 

Nel 1985 Kasparov è davanti a Karpov. Un sacrificio di donna inganna uno scacchista abile e preciso come Karpov, che nel tentativo di difendersi perde due torri e la posizione di vantaggio, portando la partita a una condizione tale per cui quest’ultimo è costretto ad abbandonare. Mosse come quelle di sacrificare i pezzi più forti erano nell’ordinario per un uomo come Garry Kasparov, dando emozione a uno sport riflessivo come il mondo della scacchiera. Molte sue partite sono caratterizzate da scambi di pezzi senza senso, per poi concludere con vittorie micidiali.

 

Non è casuale che lo stesso paragrafo parli di “magia dell’Audacia’’. Kasparov vede nel coraggio di attaccare la possibilità non solo di cogliere le occasioni al volo, ma anche e soprattutto l’idea che costringendo l’avversario alla difesa sia più facile vincere, specie dal punto di vista psicologico. Questo perché mettere il proprio nemico in una condizione di sola difesa, obbliga lo scacchista a riflettere non su come vincere, ma su come non perdere. Una mentalità che lo ha accompagnato nei suoi quattordici anni di gloria come campione della scacchiera. Un modo per dire che, banalmente, è sempre meglio attaccare per primi.

 

La strategia di Putin dalla Bielorussia a Leopoli

 

Allo stesso modo Putin riflette questo modo di giocare nella sua strategia politica. Vuole essere lui la verità, vuole essere lui il bastone che picchiò il cane, vuole essere lui quello “dalla parte del bene” anche se si invade un paese. Non si tratta solo di invadere un paese, ma di usare la forza fisica e mentale per avere la meglio su un continente che, a oggi, manca di un leader centrale: l’Europa.

 

L’assenza di qualcuno che possa tenere testa, sul piano politico, a un uomo pericoloso e aggressivo come Putin, permette a quest’ultimo di trovarsi nella condizione di sentirsi in potere, e in diritto, di agire nel proprio interesse, dividendo così l’opinione pubblica. E per quanto possa essere spontaneo a oggi difendere il più debole, cioè gli ucraini, allo stesso tempo Putin gode di una vasta scelta di sostenitori. Il primo di questi è Lukashenko, il quale ha permesso alle truppe russe di avvicinarsi più facilmente a Kiev.

 

Non ci sono vie di mezzo. Se Putin vuole invadere l’Ucraina, allora cerca di invadere da subito il cuore della nazione, la sua capitale che, per solidarietà rispetto a ciò che sta accadendo, viene rappresentata nei social e nei media con il suo nome originale scritto nel cirillico Kyiv.

Putin è sempre diretto, in modo quasi agghiacciante anche con i suoi collaboratori: giorni fa è diventato virale il video del direttore dei servizi segreti russi, Sergei Naryshkin, il quale evidentemente non riesce a mantenere una propria posizione con Putin, che con freddezza ribatte ogni sua affermazione. La voce di Naryshkin trema, quasi sembra aver visto un fantasma.

 

Citando Kasparov: «Attaccare richiede un tempismo perfetto e nervi saldi. Riconoscere il momento adatto per attaccare è molto più di un’arte che una scienza, e perfino per i migliori è sovente un’ipotesi». Ed è qui che crollano le somiglianze tra i due, tra scacchista e politico. Mentre Kasparov coglie le occasioni durante l’evolversi della partita, quindi cosciente delle mosse che anche l’avversario propone, Putin sembra preferire una costruzione della sua occasione. Putin non coglie il momento per scatenare una guerra, ma piuttosto lo costruisce da sé. Nel momento in cui la stessa Ucraina stava per diventare parte di un’alleanza inattaccabile - anche per la Russia di Putin - il presidente russo ha voluto sferrare un attacco che era stato pianificato ben tempo prima, con la collaborazione della Bielorussia per l’appunto.

 

Kyiv però ha resistito, si è opposta come fece anni fa Kasparov. Gli ostacoli incontrati dalla Russia sono stati molti, al punto che ancora oggi, in attesa di dati più sicuri e verificabili, possiamo già ipotizzare un numero non indifferente di perdite da parte dell’esercito attaccante. Con molta preoccupazione ci si chiede quale possa essere l’ultimo obiettivo di questo scontro: Odessa? O forse Leopoli? Il tutto se la Russia riuscirà a continuare la sua avanzata senza ritrovare ulteriori ostacoli nel suo percorso.

 

L’opposizione di Garry Kasparov: Putin gioca il bianco.

 

Negli scacchi il primo giocatore a muoversi è il bianco, mentre il nero, invece, ha una dinamica di opposizione, per cui può attaccare solo nel momento in cui il bianco è costretto a scoprirsi troppo, se non è in grado di rispondere bene a una mossa o, peggio, distraendosi. Kasparov però gioca nero da quindici anni.

 

Sono quindici anni che Kasparov, insieme a molti altri dissidenti anti-Putin, preannunciava la possibilità di un problema economico, sociale e culturale, così come lo è e lo sarà questo conflitto in Ucraina. Le sanzioni che oggi l’Europa e l’America stanno portando sulla Russia sono le stesse che i dissidenti russi chiedevano davanti alle mosse di Vladimir Putin, un uomo che con l’Europa ha sempre giocato a carte scoperte, ma mai cedendo di un passo davanti a quelle mosse.

Putin da anni gioca una simultanea, per cui Kasparov è stato costretto a fuggire in Occidente, altri dissidenti hanno avuto lo stesso destino del campione o sono stati costretti a capovolgere il Re (Negli scacchi significa arrendersi, ndr.), mentre con l’Europa e l’America le partite sono ancora in corso. Kasparov ne è convinto: l’Ucraina non sarà l’unica terra su cui Putin vorrà camminare. Al di là di ogni opinione politica, lo scacchista non sembra aver torto.

 

Dal 2014, anno in cui la Russia ha iniziato la sua crisi con l’Ucraina, Kasparov è cittadino croato e vive in America, a New York. Da campione di scacchi, a manifestante politico insieme alle Pussy Riot, a oggi come oppositore principale di Vladimir Putin. Tuttavia, non ha ancora fatto la sua mossa. Purtroppo, nessuno dei due sembra volere uno stallo, qualsiasi sia la loro partita, probabilmente perché non ne hanno il carattere per accettarlo.

15 marzo 2022 
di Davide Zaino Pasqualone