piqued jacks

Band toscana attiva dal 2006, i Piqued Jacks propongono un alt-funk energetico e dall’appeal internazionale. il 19 marzo 2021 è uscito il loro terzo album Synchronizer, primo disco per il catalogo INRI, da loro definito come “il lavoro più completo, vario ed incisivo” della propria carriera. Diversi stili e influenze esplorate negli undici brani, impreziositi dalla collaborazione con Francesco “Fry” Moneti dei Modena City Ramblers, un disco capace allo stesso tempo di allargare gli orizzonti della band e dare continuità ai precedenti capitoli discografici, Climb Like Ivy Does e The Living Past.

Synchronizer è un album scritto con l’entusiasmo dovuto alla chimica ritrovata dopo il cambio di line-up alla chitarra nei primi mesi del 2019, e su un amalgama consolidato durante il tour dell’album The Living Past tra Gran Bretagna, Canada, Italia e Grecia. La genesi ha attraversato anche il primo lockdown del 2020, in cui, pur abitando a pochi chilometri uno dall’altro, i Piqued Jacks non si sono potuti incontrare per settimane, senza tuttavia smettere di comporre insieme e sperimentare. Con un hard disk e il loro fonico di fiducia, sono poi partiti per il Regno Unito per incontrare i tre produttori che avevano fin lì seguito i lavori a distanza e per completare la lavorazione di Synchronizer.

Ciao! Innanzitutto vorrei chiedervi come state e come state vivendo come band questo momento storico molto particolare.

Ciao Giacomo! Grazie per l’intervista. Ci sentiamo a metà, in un limbo tra giornate in cui pensiamo che potremmo stare peggio e altre in cui potremmo stare meglio. Per fortuna ci siamo inventati questa storia di 5 singoli in 5 mesi, così ci siamo tenuti tenerci tonici e attivi in vista dell’arrivo di “Synchronizer”.

 

Una domanda per chi ancora non vi conosce: come descrivereste il vostro sound?

Non ci riusciamo mai, la risposta migliore è nelle canzoni.

 

Nel tempo trascorso dall’uscita del vostro ultimo album, The Living Past, c’è stato un cambio di line-up: come ha influito sul vostro modo di lavorare e sul vostro sound?

Molte cose sono rimaste le stesse, siamo ancora dei musicisti in cerca di fortuna e con un debole per il grottesco, ma a livello di sound senz’altro pensiamo di essere diventati più “cantabili”. Prima eravamo più Meshuggah, ora ci sentiamo più Jonas Brothers. Il modo di lavorare ai pezzi è invece rimasto intatto e anzi si è arricchito. L’ingresso di Majic-o ci ha ridato il vigore giusto per andare avanti e continuare a spingere, con il doppio della sfacciataggine.

 

Il nuovo album, in uscita il 19 marzo, è il primo per il catalogo INRI, che cosa è cambiato per voi con il passaggio a questa etichetta e come vi state trovando con loro?

Due settimane dopo il nostro ingresso nel roster, il mondo è cambiato diventando quello che conosciamo oggi. È stato comunque un grande salto per noi, in un grande team che piano piano sta diventando una famiglia. Purtroppo come noi, anche INRI ha le mani abbastanza legate in questo periodo, ma stiamo comunque facendo un sacco di cose belle e appena si aprirà la gabbia usciremo sparati come levrieri.

 

Questo album è stato in parte concepito durante il primo lockdown. Cosa ha significato per voi suonare e comporre a distanza, nonostante abitaste a pochi chilometri l’uno dall’atro?

Ha significato continuare a sentirci vivi in un periodo dove altrimenti avremmo voluto buttarci da un aereo senza paracadute. Ci ha spronato quantomeno a mettere il paracadute.

 

Com’è stato invece volare a Londra per registrare insieme a grandi produttori come Julian Emery, Brett Shaw e Dan Weller?

Una bella boccata d’aria in un periodo difficile, senz’altro la nostra audacia di registrare un disco in questo periodo è stata ripagata con una finestra di tranquillità e apertura dei confini nazionali. Trovarsi dentro a posti leggendari come i Matrix Studios, passando dalla campagna al cuore pulsante dell’industria internazionale a fianco di professionisti di quel calibro, ci ha fatti sentire completamente immersi in quel mondo che piano piano ci stiamo conquistando.

 

Com’è nata la collaborazione con Fry dei Modena City Ramblers?

Scherzosamente ma non troppo ti diciamo che ci eravamo un po’ stancati dei suoni digitali di Logic. Ci piace sempre coinvolgere altri musicisti e non fare tutto da soli, in questo caso siamo stati particolarmente fortunati ad avere il giusto aggancio e un paio di pezzi che avevano bisogno di un bel violino.

 

In passato avete suonato negli Stati Uniti e Canada, quanto vi mancano i live? E, quando si potranno fare concerti in sicurezza, dove non vedete l’ora di tornare?

Tanto così |________________________________________|. Vogliamo tornare ovunque e farci tutti i paesi che mancano alla lista, però se proprio dobbiamo scegliere una data tra Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti e Grecia, scegliamo Roccamandolfi, in Molise, al bellissimo Rocka In Musica.

 

Grazie mille e buona fortuna!

3 Aprile 2021 
di Giacomo Canton

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