panini

storia di una famiglia e di tante figurine 

Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine, Leo Turrini, Minerva, Argelato (Bo), 2020, Pag. 319

Pozza (Maranello) e Modena (capoluogo). 1897-2018, dalla nascita del futuro padre alla scomparsa dell’ultima dei figli e delle figlie. Il capostipite Antonio Tonino Panini conobbe solo una delle decine dei nipoti e non seppe mai delle figurine create dai figli. Morì di cancro a soli 44 anni. Era stato una personalità vitale. Apparteneva a una famiglia di contadini 

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meccanici della piccola frazione Pozza, un popolano con il guizzo della creatività, non certo lettore ma attivo affabulatore. S’innamorò di Olga Cuoghi, tre anni più piccola, figlia di un casaro, gentile e ben educata, intellettualmente molto curiosa. Si sposarono e, fra il 1921 e il 1931, nacquero quattro bambine e quattro bambini (persero due delle dieci gravidanze), nella radicata convinzione che ogni erede è certo una bocca in più da sfamare, ma anche due braccia in più per lavorare: la maggiore Veronica (1921), poi Maria Luisa, Giuseppe, Edda, Norma, Benito, Umberto, il minore Franco Cosimo (1931), dopo il quale (nel 1932) decisero di trasferirsi in città a Modena. Antonio era stato assunto alla rinomata potente Accademia Militare, aveva il brevetto per conduttore di caldaie a vapore, lavorava con soddisfazione e apprezzamento come addetto al riscaldamento. Olga si occupava della casa e della prole, attenta a che studiassero, capace lei di declamare poesie e scrivere niente male. I primi anni di guerra coincisero con l’arrivo della malattia di Antonio: morì il 9 novembre 1941. Proprio quel giorno Giuseppe, il maschio più grande, aveva preso il primo stipendio in un’officina, i soldi servirono al funerale. La famiglia cercò di reagire al dolore e alla miseria. L’Accademia offrì alla vedova un lavoro da sarta, figli e figlie s’industriarono: nel 1944 Olga propose di provare a gestire l’edicola sulla piazza principale in Corso Duomo, il 6 gennaio 1945 iniziarono, poi ebbero l’idea delle buste, dei francobolli e delle figurine. Geniali.

Il giornalista e scrittore Leo Turrini (Sassuolo, 1960) scrive da sempre con competenza e passione di tanti sport; qui narra uomini e donne che furono decisivi nell’evoluzione del tifo calcistico per le squadre e per i calciatori. Spiega che a suggerirgli l’idea del libro fu il primus inter pares della F.lli Panini, Giuseppe (1925-1996), già nel 1993, impegnandosi a guidarlo nel labirinto dei ricordi e delle immagini. Morì pochi anni dopo e il progetto rimase nel cassetto per un quarto di secolo, finché non fu ripreso su spinta dell’amico e coetaneo Antonio Tonino junior, secondo dei quattro figli di Giuseppe. Il bel testo travalica i generi, ha documentate tracce biografiche, molto basate su conversazioni e testimonianze personali; spiega aspetti dell’imprenditoria privata tanto quanto del mondo sportivo; mostra lo storico profondo legame familiare, anche e soprattutto attraverso i tragitti autonomi e i legami acquisiti di ciascuno; garantisce uno splendido meditato ricco apparato fotografico, legato sia a quello specifico secolare ecosistema umano del modenese che all’immaginario pubblico e sociale contemporaneo costruito dal successo degli album e delle figurine. Si legge con gusto e curiosità. Sono complessivamente oltre 25 capitoli che nella prima parte trattano padre, moglie e poi vedova, ciascuno degli otto figli e figlie nati a Pozza, vedendone gli intrecci ma anche le autonomie (Umberto che se ne andò in Venezuela, Edda che seguì Loreno a Maddaloni, i parenti via via acquisiti); nella seconda parte seguono la nascita del mito a Modena e in Italia, con il primo album in occasione del campionato di calcio 1961-62 e la progressiva riunificazione di tutti i fratelli e le sorelle nell’impresa, intorno a Giuseppe e, ovviamente, alla madre Olga (scomparsa nel 1987). Fatti, aneddoti, specialità, come la pallavolo o le fisarmoniche di Giuseppe (quelle ora a Castelfidardo). L’epopea familiare arriva al 1998 quando fu firmato l’accordo per la cessione della Panini a Robert Maxwell, brevi gli aggiornamenti successivi, Modena mantiene il cuore della memoria, il brand resta consegnato a un’ubiqua immortalità.

6 Novembre 2021 
di Valerio Calzolaio