legittima difesa

LA PAURA DI UN PAESE CHE RICERCA LA GIUSTIZIA E TROVA UN’ARMA

Venerdì ventitré luglio si è consumata l’ennesima vicenda che evidenzia come un uomo dal passato nell'organico di polizia e una segnalazione semplicistica, una "semplice lite da bar", rendano la mentalità del nostro paese ogni giorno sempre più vicina a quell’ideale americano fatto di armi in tasca e un bisogno di controllo e sicurezza.

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A Voghera (PV), Massimo Adriatici, ex poliziotto, avvocato penalista e docente universitario, ora assessore del partito leghista, avrebbe segnalato al commissariato una lite avvenuta fra lui e un uomo, il marocchino Youns El Boussetaoui, senza menzionare la sparatoria che vi era stata e che aveva portato al ferimento di El Boussetaoui. L’uomo sarebbe morto poi in ospedale nelle ore successive.

L’evento sottolinea sostanzialmente tre punti che non coesistono a livello etico-sociale.

Ciò che inizialmente non torna è come ci si possa sentire autorizzati ad avere con sé un’arma da fuoco carica, ed affermare: «Io giro sempre con il colpo in canna. Verifico che tutto sia a posto e i cittadini stiano tranquilli», come si possa essere schiavi della sicurezza, come canta Lo Stato Sociale del "fascino della divisa", anche se in questo caso di una divisa del passato, ma che sembra essere tatuata sul petto e nel comportamento.

Stando alla ricostruzione dell’assessore, la lite era stata piuttosto accesa e i due uomini erano giunti alle mani. Dalle telecamere poste dinanzi alla piazza si sta ancora cercando di capire chi avesse iniziato, chi avesse aggredito quando è stata tirata fuori l’arma, e se precedentemente ci fossero state minacce, offese o esposizione di altre eventuali armi.

Da altre telecamere, poste in un edificio vicino, sono giunte delle immagini che paiono gettare chiarezza sulla vicenda. Si vedono i due uomini litigare, fino a quando El Boussetaoui tira un pugno all’assessore, facendolo cadere per terra. Successivamente sembra che lo aiuti a rialzarsi, per poi continuare a discutere spostandosi però dallo sguardo delle telecamere, rendendo dunque più difficile stabilire cosa sia successo negli attimi precedenti lo sparo.

Avendo il controllo sulla vicenda, l'assessore invece che chiamare i soccorsi - come un normale cittadino farebbe - ha deciso di rendere nullo il gesto che aveva appena compiuto, chiamando il commissariato e facendo arrivare solo una pattuglia, data la gravità percepita della situazione.

La vittima sarebbe stata dunque abbandonata al suo destino senza ricevere inizialmente l’aiuto necessario a salvargli la vita. El Boussetaoui sarebbe poi stato portato d’urgenza in ospedale, ma inutilmente. Due ore dopo essere stato ferito gravemente è deceduto.

Il comportamento dell’assessore è da condannare in una società civile come la nostra.

 

Il concetto di “legittima difesa” è contemplato da molti anni dall'ordinamento giuridico italiano. La prima legge in cui se ne fa menzione risale al 1930, col Codice Rocco. Negli anni a seguire ha subito una serie di rivisitazioni ed aggiornamenti, fino a che, nel 2017, si è dato il via libera ad una nuova norma sulla difesa personale. Due anni dopo, nel 2019, la proposta della Lega Nord diventa legge. Nel nuovo testo, l’applicazione della legittima difesa viene estesa fino ad ambiti domiciliari, commerciali, professionali e imprenditoriali, e viene riformata la proporzionalità tra offesa e difesa. La norma è entrata in vigore ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Secondo l’ordinamento giuridico italiano è una causa di giustificazione, ha dei requisiti di applicabilità e ci può essere una presunzione di proporzione tra aggressione e reazione. La legittima difesa impone un contratto tra cittadino e Stato, tra organi di difesa e cittadini. Cittadini che hanno dato le loro risposte a questa presunzione di difendersi se in preda ad una tempesta emotiva.

 

Ma anche se negli ultimi anni questa norma ha ricevuto nuova linfa e supporto dalla politica, non sempre è stato così: negli anni ’60, per esempio, venne richiesto un disarmo delle forze dell’ordine da parte delle correnti di sinistra marxiste, in cui si mobilitarono anche molti studenti e professori universitari. Cittadini che chiesero giustizia per Federico Aldrovandi, Antonio Annarumma, e Carlo Giuliani. Cittadini che hanno paura di trasformare l'Italia nel territorio che oltreoceano uccide afroamericani celando un razzismo storico che ha fatto nascere movimenti che ogni giorno riordinano, con la distruzione, i quartieri.

 

La legittima difesa è quel filo su cui dobbiamo rimanere in equilibrio per non essere schiavi di un’arma e delle nostre stesse paure. Penso sia il punto di non ritorno di uno Stato che non sa più darti delle risposte, non sa più difendere e tutelare i suoi cittadini, e quindi lascia nelle loro mani ciò che potrebbe distruggere la società, creando le gerarchie che in fretta potrebbero ribaltare il sistema dell’uguaglianza e della libertà.

Il tema della paura dell’altro e del concetto di difesa sono insiti nelle nostre menti da secoli: già dai tempi dell’Illuminismo se ne si discuteva e ci si domandava il perché, da dove derivi questa paura che l’uomo sente; perché serriamo la casa prima di andare a dormire, perché evitiamo certe strade, perché spesso non usciamo pur di evitare determinate situazioni. È proprio con l’erigere dei divieti che l’essere umano sente il bisogno di superarli e quindi dare spazio ad un nuovo concetto di limite? Il limite bisogna accettarlo o superarlo? Modernizzarlo od opprimerlo?

In merito a questa vicenda molti noi sanno già cos’è giusto o sbagliato, ma non di rado si rimane in silenzio, perché fa più comodo cercare un capro espiatorio piuttosto che assumersi il peso della consapevolezza che sulla nostra coscienza grava spesso di più.

27 Luglio 2021 
di Federica Godi