la grande cecità

che cos'è l'antropocene, l'era in cui viviamo

Amitav Ghosh, scrittore bengalese e interessato alle questioni ambientali, è l’autore di un romanzo che cerca di spiegare il motivo secondo il quale l’uomo non riesce a movimentarsi per combattere il cambiamento ambientale: “La grande cecità”. Noi viviamo un periodo che prende il nome di Antropocene che ha avuto inizio secondo alcuni con la sedentarizzazione dell’agricoltura, secondo altri con l’inizio dell’imperialismo e colonizzazione, per altri ancora inizia con il boom economico.

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Il premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen la definisce come «l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, è fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana.»

Dunque, è l’epoca in cui l’uomo diventa agente patogeno rilevante. I cambiamenti ambientali sono sempre stati all’ordine del giorno come frutto di eventi naturali che hanno impiegato anni per realizzarli, ma per la prima volta parliamo cambiamenti ambientali di cui l’uomo ne è principale causa e in un lasso di tempo molto breve. L’uomo si è guadagnato questo titolo dopo aver iniziato ad occupare e a sfruttare massivamente la terra, quindi dopo il secondo grande balzo della popolazione avvenuto nel 1945 e con l’avvio dell’industrializzazione che ha portato alla sostituzione del regime energetico somatico – basato sullo sfruttamento dell’energia muscolare che ha portato allo schiavismo –  con il regime energetico esosomatico – basato sullo sfruttamento dei combustibili fossili e perciò questo periodo viene anche definito “età dei combustibili fossili”. I principali Paesi responsabili del cambiamento climatico sono quelli asiatici, perché presentano un’alta densità di popolazione e una forte industrializzazione che è frutto delle imposizioni del governo americano. Molto probabilmente se questi Paesi avessero attraversato questa fase di sviluppo all’epoca in cui sono scoppiate le rivoluzioni industriali in Gran Bretagna, la nostra situazione ambientale sarebbe peggio di quanto già non lo sia ora. Non perché non avessero materia prima necessaria alla crescita industriale, ma perché senza tecnologie adatte erano impossibili da reperire.

Inoltre, proprio a causa dei movimenti che hanno visto protagoniste le grandi potenze nella fine dell’Ottocento e per metà Novecento, le città nate dalle azioni imperialiste e colonialiste sono quelle a maggior rischio di fenomeni disastrosi generati dal cambiamento ambientale. Eppure, soprattutto le lobby immobiliari, continuano a costruire e a far sviluppare turismo in zone ad alto rischio.

Tutte le evidenze di questa situazione sono sotto i nostri occhi, ma nessuno sembra vederle e nessuno è in grado di denunciarle. Questo perché significherebbe modificare il nostro stile di vita – ormai radicato in noi – e difficilmente siamo invogliati a privarci di comodità e lussi che potrebbero essere azioni individuali che, nel collettivo, vadano a determinare un grande cambiamento positivo a favore dell’ambiente. Ma neanche gli scrittori, la cui funzione fin dalla notte dei tempi è quella di denunciare la realtà e proporre alternative risolutive, riescono a trattare questo tema che appare come una patata bollente ingestibile e come un evento difficile da inserire all’interno di una letteratura seria perché ritenuto non serio (troppo occasionale per scrivervi sopra un romanzo). Per non parlare dell’ambito politico sempre meno interessato ad attuare un cambiamento perché significherebbe una ridistribuzione delle ricchezze che tende a favore di Paesi asiatici come Cina e India, lasciando indietro l’Occidente; ma accontentando l’opinione pubblica con programmi Superfund. La situazione sembra essere chiara a tutti, ma tutti dimostrano una grande cecità per la quale i nostri posteri ci ricorderanno.

Nonostante la tragica situazione e la cecità morale di ognuno di noi, si stanno ottenendo grandi passi avanti grazie all’attivismo di tanti ambientalismi e grazie alla ricerca di energie sostenibili in ogni campo.

18 gennaio 2022 
di Angela Picarelli