l'opera da tre soldi

I mendicanti mendicano, i ladri rubano, le puttane puttaneggiano. Un cantastorie canta le sue storie.

L’opera teatrale di Brecht “L’opera da tre soldi” era stata preannunciata, prima del suo arrivo sulle scene, come un fallimento. Invece a oggi è uno dei più grandi successi del drammaturgo. Protagonisti sono i diseredati che manovrano i fili della storia (e della Storia) tra corruzione, morale borghese e conflitti sociali. Tutto può essere riportato benissimo nella contemporaneità, in quanto l’uomo non sembra aver cambiato condizione.Le questioni sociali, politiche ed economiche presentano delle somiglianze così sfacciate da lasciar a bocca aperta e con un interrogativo: e il vero progresso quindi dov’è?

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I protagonisti di oggi sono il sottoproletariato del terzo mondo che produce beni in condizioni di lavoro disastrose, con sfruttamento minorile, in cambio di un salario minimo che non riesce neanche a sfamarli, mente noi godiamo di quei beni inconsapevoli (o quasi) nel benessere.

I mendicanti, i ladri, le puttane di Brecht hanno un solo strumenti nelle loro mani per sopravvivere: fare compassione. Perché gli uomini, quelli borghesi, talvolta sono mossi a compassione dall’alto del loro benessere e quindi si mostrano prodighi nei confronti dei poveri, in modo dare un piccolo colpo per rimettere dritta la coscienza. Non sempre però funziona, perché gli uomini possono rendersi insensibili a comando. Il desiderio di realizzazione di una “social catena” di cui parlava Leopardi appare un sogno utopico. Non esiste nessuna compassione, dovuta al fatto di sentire il prossimo come un fratello, ma bensì è tutto mosso dall’apparenza.

Non a caso, proprio in occasione di un momento di festa, colui il quale ha raccolto sotto la sua protezione (in cambio dell’elemosina raccolta, ovviamente, perché anche tra chi si trova nella stessa condizione non vi è solidarietà) i vari ladri e mendicanti, obbliga loro a vestirsi da pezzenti con stracci dati loro in dotazione e con il vivo consiglio di fingere infermità, perché sono queste le cose che colpiscono il cuore dei borghesi. Sembra di rivivere situazioni che viviamo tutti i giorni senza dare a questi protagonisti i loro nomi, così come la gente che incontriamo ai margini delle strade, con poco e niente, che dormono affrontando i geli notturni invernali. Anche loro senza nome. Senza identità. Senza umanità.

29 gennaio 2022 
di Angela Picarelli