Colazione da Tiffany

Recensione del romanzo di Truman capote

Siamo nel 1958 in America e la nostra protagonista è Holly Golightly. Noi, oggi, definiremmo questo personaggio come una “moralista so tutto io” cioè una persona che è sempre pronta a farti la predica, ma ci sbaglieremmo di grosso.

Holly non è per nulla così, lei si lascia trasportare dalle emozioni e dai suoi sentimenti, essendo una ragazzina di 19 anni è normale che sia ancora con la testa tra le nuvole, ma allo stesso tempo è in gambe e molto sveglia.

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Si circonda di uomini ricchi, vecchi e anche un po’ strani, ma che nel momento del bisogno sono al suo fianco pronti per aiutarla.

Un giorno nel palazzo in cui vive Holly, si trasferisce uno scrittore squattrinato, ma lei non ci fa molto caso. Lui, invece la nota si dal primo istante in cui vive lì. Diventano buoni amici e le loro vite non saranno più le stesse…

Truman Capote scrive in modo lineare, la punteggiatura è il suo punto forte, perché attraverso di essa ci permette di capire come e cosa sta avvenendo in una determinata scena che lui sta descrivendo. La storia che ci racconta è narrata dal punto di vista dello scrittore squattrinato ed interessante come lui riesca a cogliere le sensazioni di Holly, sembra quasi che lo stesso Truman sia lì con loro in ogni momento, con quaderno in mano che prende appunti.

L’unica nota negativa di questo libro è che le scene dinamiche, quindi i dialoghi o i pensieri dei personaggi, non rappresentano a pieno quello che secondo me dovrebbe essere. Mi spiego meglio: quando si guarda il film, tratto dal libro ovviamente, nelle scene di discussione si sente il cuore che batte sei partecipe della scena, mentre in questo caso non ho sentito niente. Il mio cuore non ha fatto nessun salto e nei momenti della storia in cui dovresti sentirti partecipe del momento, come lettrice mi sono sentita lasciata fuori.

Credo che ciò dipenda dall’influenza del film sulla lettura oppure semplicemente non ho apprezzato/non ho capito a pieno la scrittura di Truman, ma una cosa l’ho capita questo libro mi ha fatto venire voglia di leggere altri suoi racconti, solo per il gusto della semplice curiosità: voglio conoscere questo artista.

3 maggio 2022
di Fiorella Finelli
 
 

La memoria di Babel

Recensione del romanzo di Christelle Dabos

La saga dell’ATTRAVERSASPECCHI di Christelle Dabos è composta da quattro volumi:
 

1. Fidanzati dell’inverno
2. Gli scomparsi di Chiardiluna
3. La memoria di Babel
4. Echi in tempesta
Affrontiamo il terzo volume della saga: “La memoria di Babel”

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In questo terzo libro Ofelia si trova prigioniera nella sua stessa Arca, Anima.                           
Le Decane, colo che servono lo spirito di famiglia su Anima, Artemide, la
controllano costantemente in seguito alla scomparsa di Thorn e a ciò che
sono venuti a sapere su Dio.
Le Decane pensano che Ofelia possa ricevere un messaggio da Thorn da un
momento all’altro e aspettano solo questo momento per seguirla e catturarli
entrambi.
Volete sapere la cosa più ironica di tutte? Sono state proprio le Decane a
spingere Ofelia a sposarsi perché speravano di poterla controllare meglio.
Ofelia ha passato gli ultimi due anni a pensare a dove fosse finito Thorn
senza fare nulla per cercarlo, fino a quando lo zio non le regala una cartolina
che raffigura una statua dalla testa mozzata poco dopo Ofelia sente della sua
testa la voce di un vecchio amico conosciuto al Polo, Archibald.
Archibald è venuto a salvarla.
Da qui parte il suo viaggio sull’Arca di Babel governata da ben due spiriti di
famiglia Helena e Polluce. Qui a Babel i figli di Polluce sono la classe nobile,
mentre i figli di Helena sono coloro che arrivano sull’Arca e desiderano
apprendere o migliorare i propri poteri familiari.
Ad Ofelia non importa nulla di tutto ciò vuole solo trovare Thorn e chiarire
mille dei suoi dubbi, decide così di intraprende sotto falsa identità, la carriera

per diventare una Precorritrice cioè colei che sa tutto.
Babel nasconde più segreti di quanti ne possiede e per rispondere alle sue
domande Ofelia scoprirà di essere legata a Dio e all’Altro e solo scavando
dentro la sua memoria potrà capire cosa sta succedendo.
C’è un nuovo nome della mente di Ofelia: Eulalia.
Detto ciò, ecco le mie considerazioni:

OFELIA:
Resta sempre goffa e insicura, solo pensieri e quando agisce è un disastro
continuo. Per non parlare dei sentimenti sono qualcosa di completamente
avulso da lei. Sembra che esprimerli le costerebbe la vita, ma devo
ammettere che alla fine del libro riesce ad esprimerli. Meglio tardi che mai.
STORIA:
Faccio ancora molta fatica a comprendere chi sia il nemico anche perché
nessuno ancora ci spiega la differenza tra Dio e l’Altro è come se neanche la
scrittrice stessa avesse le idee chiare su quello che vuole dire.
In più in tutti i libri fantasy che ho letto se scompare un personaggio la storia
prosegue in parallelo per far capire al lettore che cosa stia succedendo
dall’altra parte; invece, Christelle decide di trattare in parallelo la vita della
madre di Thorn, ma detto molto sinceramente a me interessava altro.
Comunque credo solo che questa sia stata una scelta per cercare di
distinguersi dagli altri fantasy, che sicuramente come ragionamento non è

sbagliato, ma io non lo condivido.

12 marzo 2021 
di Fiorella Finelli

seni e uova

recensione del romanzo di mieko kawakami

Mieko è una scrittrice giapponese la cui scrittura è nata per raccontare il disagio femminile in una società patriarcale.

Tende a descrivere in maniera molto accurata i sentimenti delle sue protagoniste, anzi, a volte, permette al lettore di perdersi in questi pensieri e nei loro ragionamenti.

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In Seni e uova, Mieko racconta la storia di tre donne:

Tre donne con bisogni diversi…

Tre donne con desideri diversi…

Tre donne che vivono in stadi della loro vita molto particolari…

Tre donne con storie intricate, fatte di sacrifici, di povertà e di tanta sofferenza…

Tre donne… legate solo da un legame di sangue.

Tre donne tanto diverse da me… no, uguali a me e che sanno raccontare alla perfezione ogni mio dubbio e angoscia.

Tre donne… Makiko, Natsu e Midoriko.

Tre donne, tre lati diversi di una vita che lottano insieme per sopravvivere in una società patriarcale e piena di pregiudizi su ogni loro singola azione. In questo libro è racchiusa tanta solidarietà femminile come non ne avevo mai vista prima.

Niente da aggiungere, è perfetto.

7 dicembre 2021 
di Fiorella Finelli

il museo delle promesse infrante

di Elisabeth buchan

La scrittura di questo libro non lascia spazio a interpretazioni diverse da quelle che amano le parole che si trovano sulla carta: è fredda e precisa. Credo sia questa la parte interessante. Essendo semplice e priva di fronzoli inutili permette di vedere con chiarezza gli eventi complicati della storia d’amore tra la nostra protagonista, Laure, e il suo amato Tomas; il tutto ambientato nella Praga del 1986 sotto il dominio della Russia comunista con quel Muro che attirava verso la libertà.

La storia subisce degli sbalzi temporali e passa da ricordi lontani alla Parigi di oggi, quella in cui Laure ha deciso di aprire un museo: Il Museo delle Promesse Infrante.

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Anche voi, quando guardate qualcosa, sentite una fitta al cuore? Ecco, se siete legati a qualcosa, non buttatela via e lasciate che viva tra le rumorose strade di Parigi, magari all’interno del Museo delle Promesse Infrante. Lasciate che sia il museo a prendersi cura del vostro doloroso ricordo. Nel frattempo, scoprite i ricordi dolorosi di Laure attraverso la sua grande storia d’amore.  

9 Novembre 2021 
di Fiorella Finelli
 

basta un caffè per essere felici

di t. kawaguchi

Cari amici lettori, vorreste viaggiare nel tempo?

In Giappone, in un bar color seppia, è possibile. Tuttavia, è necessario seguire queste 5 regole:

1. Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè.

2. Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.

3. Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su una sedia particolare (non vi dico altro per non fare spoiler).

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4. Quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e non ci si può muovere.

5. C’è un limite di tempo: finché il caffè è caldo.

Voi cosa fareste? Tornereste in un momento del vostro passato, oppure rinuncereste?

 

Basta un caffè per essere felici” è il titolo del secondo libro di T. Kawaguchi, sequel del romanzo “Finché il caffè è caldo”.

Prima di iniziarne la lettura, temevo che la scrittura di Kawaguchi potesse subire un mutamento rispetto al primo libro, sfortunatamente, è proprio quello che è accaduto. Mi limito a sottolineare come l’autore, a mio parere, sia stato molto stringato e frettoloso nella narrazione (cosa mi è un po’ dispiaciuta), sebbene il suo talento nel descrivere i nuovi viaggiatori mi abbia coinvolta e affascinata.

Con queste nuove storie si conclude un percorso: la ricerca della felicità. Questa costante ricerca della felicità attanaglia i nostri nuovi personaggi, che grazie al magico caffè potranno viaggiare nel tempo per tornare all’esatto momento in cui smisero di essere felici. Essi, così, potranno trovare la loro pace interiore e finalmente sentirsi liberi di essere felici e di andare avanti con le loro vite.

23 Settembre 2021 
di Fiorella Finelli
 

chiamami col tuo nome

 

di andrè aciman

BUONGIORNO READERS oggi parliamo del romanzo “Chiamami col tuo nome” di André Aciman.

 

Il libro è diviso in quattro parti e in ognuna si affronta una fase della vita di Elio dopo la conoscenza con Oliver. Già da subito il romanzo presenta caratteri fortemente introspettivi: Elio nella prima parte del libro capisce di provare qualcosa per Oliver, facendo però fatica a comprendere cosa. Solo con il tempo il protagonista prende atto di sé e della propria personalità.

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Non fatevi ingannare dall’apparente pesantezza delle prime pagine. In un primo momento anche io sono rimasta frenata, tuttavia, andando avanti con la lettura, mi sono ricreduta, tanto che mi son sentita catapultata in Riviera. La vicenda e la scrittura hanno conquistato il mio cuore e mi hanno teletrasportata in una dimensione nuova, dove ho visto il sentimento delicato e puro dell’amore: mi sono emozionata ed entusiasmata con i personaggi, a tal punto da rimaner più confusa di loro in alcuni momenti. Mai provate tante emozioni tutte in una volta.

 

Leggetelo e godetevi ogni parola, usatelo per conoscere ogni parte di voi e prendere sempre più consapevolezza di chi siete e di cosa volete. Non abbiate mai paura di provare il sentimento più bello e puro del mondo: l’amore.

21 Settembre 2021 
di Fiorella Finelli

le vite nascoste dei colori

di Laura Imai Messina

Laura è una scrittrice italiana che da molti anni vive in Giappone.

In questo libro racconta la storia di Mio - figlia della famiglia Yoshida, che crea meravigliosi kimono da sposa e si occupa di vestire le spose nel loro grande giorno - e quella di Aoi - figlio di un padre e di una madre amorevoli che gestiscono un’attività di pompe funebri.

Inizialmente le loro storie vengono descritte in parallelo grazie all’alternanza dei capitoli che sono dedicati primo ad una e poi all’altro. In questo modo ci vengono presentati e descritti in maniera accurata entrambi i personaggi.

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Mio è una bambina particolare che ha da sempre un modo tutto suo per descrivere il colore. Lei non si limita a dire “blu”, “giallo” o “rosso”, ma preferisce dire “blu ripostiglio”, “giallo castagna” oppure “rosso geranio delle dame altolocate di Kyōto”. Questo suo modo di parlare faceva infuriare la madre, ma Mio non ha mai smesso e crescendo è diventata la punta di diamante dell’agenzia di colori Pigment.

Aoi è sempre stato affascinato dalla vita e dalla natura. Si è sempre sentito a suo agio in quella piccola fessura che c’è tra la vita e la morte. Da bambino parlava con le salme e gli raccontava la sua giornata e da grande aiutò i familiari dei vari defunti in quel percorso di dolore che tutti prima o poi dobbiamo affrontare quando perdiamo qualcuno di caro.

 

La nostra scrittrice è un narratrice onnisciente: conosce gli avvenimenti alla perfezione e riesce a creare quella punta di fastidio che serve al lettore per andare avanti con curiosità scoprendo la magica storia dei personaggi che si intreccia e si infittisce sempre di più.

 

Lasciatevi travolgere dall’amore più puro, travolgente e passionale che ci sia. Perdetevi nei colori.

21 Settembre 2021 
di Fiorella Finelli
 

finché il caffè è caldo

di t. kawaguchi

 

Il romanzo di Kawaguchi appartiene alla duologia formata da “Finché il caffè è caldo” e “Basta un caffè per essere felici”. In questo primo libro lo scrittore riesce a coinvolgere il lettore in ognuna delle quattro storie presenti, tutte ambientate in un bar di Tokyo in cui, grazie ad un caffè speciale, è possibile viaggiare nel tempo.

Kawaguchi ha una scrittura semplice e lineare e ha un grande talento nel creare suspense, che poi travolge il lettore lasciandolo senza parole.

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Così facendo, chi legge non abbassa mai la concentrazione e resta invogliato nel proseguire la lettura con tanta passione. Lo stile delicato, calmo e puro di Kawaguchi ci permette di affezionarci alle vite dei personaggi e ai motivi per cui essi decidono di intraprendere questi viaggi. Piuttosto che offrire al lettore una descrizione fisica dei personaggi, l’autore preferisce concentrarsi sui loro desideri, sulle loro personalità e sulle loro emozioni, spesso contrastanti. Contrariamente alle aspettative, il romanzo non presenta pagine e pagine di descrizioni: Kawaguchi racconta sentimenti ed emozioni anche in poche e semplici righe.

 

Cari amici lettori, ora vi rivolgo una domanda importante: vorreste viaggiare nel tempo? I film di fantascienza ci hanno insegnato che incontrare i noi stessi del passato o del futuro o dire che si viene da un’altra epoca è severamente proibito, anche perché si potrebbero alterare gli avvenimenti. Tuttavia, in questo bar ci sono solo 5 regole, un po’ strane, ma da seguire per poter viaggiare:

 

1. Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono

 quelle entrate nel caffè.

2. Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.

3. Per tornare nel passato, bisogna sedersi solo e unicamente su

una sedia particolare (non vi dico altro per non fare spoiler).

4. Quando si torna nel passato bisogna restare su quella sedia e

 non ci si può muovere.

5. C’è un limite di tempo: finché il caffè è caldo.

 

Voi cosa fareste? Tornereste in un momento del vostro passato?

4 Settembre 2021 
di Fiorella Finelli
 

Il quaderno delle parole perdute

Recensione del romanzo di Pip Williams

La scrittrice, Pip Williams, attraverso una storia molto particolare dà voce alle donne povere, bistrattate e dimenticate. Lo fa con l'aiuto della protagonista, Esme, figlia di un lessicografo molto rinomato. Lui, insieme ad altri studiosi, lavora al primo dizionario della lingua inglese che verrà pubblicato in diversi volumi.

La scrittura è leggera. Grazie ad essa mi è sembrato di essere su una nuvola e di seguire la narrazione della storia dall’alto. A volte, però, il ritmo della storia mi è sembrano lento, anche se fortunatamente non ha inciso molto.

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Questo perché questi spezzoni della narrazione non erano molto frequenti e ciò mi ha permesso di leggere il libro seguendo il mio solito ritmo di lettura.

Esme lotta per ottenere un posto nella stesura del dizionario e lo ottiene senza troppa fatica, ma essendo una ragazza curiosa e molto intelligente non ci mette molto a capire che molte parole che secondo lei dovrebbero esserci sul dizionario, invece, non ci sono.

Questo le permette di iniziare a scrivere il suo proprio dizionario dando voce e importanza alle parole delle donne povere e degli uomini umili.

I tempi cambiano, perché in tutta l'Inghilterra non si fa altro che parlare di loro: le suffragette.

Esme ne conosce una, ma è molto spaventata e non è sicura di voler intraprendere questo cammino. Quello che la frena sono gli atti che le suffragette compiono. Lei non è il tipo da farsi incatenate o che digiuna per giorni. No, lei preferisce le parole ed è proprio grazie a esse che comprende il suo ruolo in questa lotta.

11 gennaio 2022 
di Fiorella Finelli

sulle tracce di jack lo squartatore

recensione del romanzo di kerri maniscalco

Kerri Maniscalco è l'autrice di “Sulle tracce di Jack lo Squartatore”.

Kerri ha un vero e proprio talento nel descrivere la società dell'epoca vittoriana, i luoghi e i personaggi.

Mi piace come conduce il lettore a porsi delle domande su ogni singolo personaggio, anche sulla protagonista stessa.

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Lei scrive in modo brusco, ma si vede immediatamente che ogni più piccolo passaggio è stato fatto in modo tale da deviare i sospetti del lettore.

Questo libro è un giallo storico con una punta di verosimiglianza e, a differenza di molti gialli, Kerri fa una scelta (secondo me) perfetta: sceglie di fare dei capitoli corti, ma intensi e ricchi suspense

Questo è un ottimo modo per permettere al lettore di focalizzarsi su tutti i particolari, invece di scrivere capitoli infinitamente lunghi in cui non si arriva mai ad una conclusione chiara.

La protagonista, Audrey Rose Wadwarth, è la figlia del parlamentare inglese Wadwarth; ma invece di avere la stessa ambizione di tutte le nobili donne inglesi, invece di cercare un buon partito con cui sposarsi, ha un forte desiderio di comprendere la morte. Inizia, quindi, a dissezionare cadaveri con la supervisione dello zio, professore di medicina, e del suo assistente Thomas.

La sua passione per i cadaveri si intreccia con le indagini sull'assassino seriale noto come Jack Lo Squartatore.

 

Lasciatevi travolgere dal sangue e dalla follia, solo così comprenderete e troverete la soluzione prima della fine del libro.

 
15 febbraio 2022 
di Fiorella Finelli

gli scomparsi di chiardiluna
 

recensione del secondo volume della saga attraversaspecchi

 

La saga dell’ATTRAVERSASPECCHI di Christelle Dabos è composta da quattro volumi: Fidanzati dell’inverno; Gli scomparsi di Chiardiluna; La memoria di Babel; Echi in tempesta.

Il secondo volume della saga ci porta a visitare l’Arca del Polo, anzi più precisamente visitiamo Città-cielo capitale dell’Arca e luogo in cui vivono tutte le famiglie più facoltose del Polo. Proprio all’inizio, infatti, troviamo le rappresentazioni grafiche dei clan del Polo e della Città-cielo. 

All’interno di questo romanzo, i personaggi hanno degli alti e bassi impressionanti e la storia comincia a contorcersi su sé stessa diventando un guazzabuglio incasinato.

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Il personaggio di Ofelia non mostra significativi cambiamenti rispetto al primo volume, cosa che invece speravo di trovare. Solo nella seconda parte del libro mi è parso di scorgere alcuni miglioramenti nel suo modo di agire, nonostante essa resti sempre la damigella in pericolo che ha bisogno di essere salvata. Auspico che nel terzo volume ci sia una maturazione significativa del personaggio. Per quanto riguarda Thorn, devo ammettere che sono rimasta soddisfatta. In questo secondo volume, riesce ad analizzare i suoi sentimenti - da sempre a me chiari - per Ofelia. Piccolo desiderio: spero che la smetta di denigrare la figura femminile.

La scrittrice riesce, finalmente, a realizzare quella suspence che tentava di creare fin dall’inizio facendo fare ai nostri protagonisti un incontro inaspettato la cui conseguenza terrà il lettore col fiato sospeso fino alla fine…

19 febbraio 2022 
di Fiorella Finelli