resti

Attraversiamo un tempo sospeso, camminando fragili e precari. Come dice Vasco Brondi: “è un superpotere essere vulnerabili” (Qui, dall’album Terra).

 
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Passi e macerie

 

Al centro dell’abbandono
ci arrivi a piedi
o a dorso di mulo.
Lungo la strada
una vecchia dondola
una culla vuota
e prega una Madonna

che chissà se si ricorda di lei.

 

Il cuore è un rudere
che ci hanno messo al centro del corpo
sperando che ci tenga vivi,
come la stazione
nel mezzo di questa valle
dove il treno non passa.

Qui, dove il biglietto non costa,
aspetteremo il futuro
in una giornata stanca.

 

 

 

Carezze

 

Una carezza alle macerie,

al muschio che cresce

sull’abbandono,

alle briciole del mondo.

 

E scopri una resistenza

nelle cose flebili:

nel tuo sorriso

dopo che hai pianto,

nel filo d’erba

che spacca l’asfalto.

 

 

 

Al mio paese

 

Al mio paese

c’era un uomo.

Guardava

le vite degli altri,

raccoglieva i ricordi

dai bordi

di sentieri percorsi

con passi leggeri.

E aspettava i giorni,

le notti, i ritorni.

 

Ora è vecchio.

Gli restano solo

scarpe rotte,

polvere,

attese.

 

Ma sorride forte

quando ti vede.

1 Giugno 2021 
di Samuele Abagnato

fila

Le filastrocche sono un gioco. Giocare è una cosa seria. Le filastrocche sono una cosa seria.

 

Signora mia…

 

Non esistono più

Gesù e Belzebù,

la destra e la sinistra,

il fascio e il comunista,

i poeti e i cantautori,

gli ideali ed i valori.

 

Quanta roba che non c’è più,

tra un po’, ti dico,
non ci sei neanche tu.

 

Perché se Dio è morto

anche dopo esser risorto

e se non ci son più

le mezze stagioni,

ci restano ancora

i rompicoglioni.

 

 

Cercasi

 

Cercasi poesia,

una poesia che mi dia

uno sguardo nell’interno,

una chiave per l’eterno,

chiuda il mondo in un verso,

squarci in due l’universo.

 

La cerco nel dolore

o nel tuo buon umore,

la cerco in un sorriso,

all’inferno o in paradiso

oppure al purgatorio

se sono indeciso.

Cerco al tramonto
o quando albeggia,

cerco nell’umile
e in chi s’atteggia,

ma alla fine la trovo

in una scoreggia.

 

La paranza (è una danza)

 

Di bocca in bocca
è filastrocca,

brucia le labbra,

che filascotta,

si crede brava

con filaspocchia

ma quando beve

lei filasbronza,

a camminare

poi filastorta

e si fa ingannare,

che filasciocca!

 

Ma m’ha tradito,

io che l’ho scritta.

Con un altro

è scappata a Ponza.

Che filastronza…

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30 Ottobre 2021 
di Samuele Abagnato

brodaglie

Recarsi al cuore delle cose è uno sport complicato. nuotiamo in un mare di parole, di informazioni, tutti i giorni. Ci scivolano addosso. Ora, ho deciso che crederò soltanto a cosa mi farà venire i brividi, che mi aprirà crepe nelle ossa. Cercare il meno per gioco e fare una festa con i coriandoli presi da terra. 

Blaterare futuri mai visti e aspettare che accadano solo cose improbabili, fare le cose così tanto alla boia d’un Giuda da farle dannatamente bene: è questo quello che si delinea in questi mucchi di versi un po’ buttati là, un po’ vomitati, perché a 20 anni possiamo solo sperare cose che non ha mai sperato nessuno.

La danza della zuppa

 

Bevo da zuppe

che non si capisce niente

di mondo mischiato

e bevuto e sputato.

Non voglio essere

il mio destino

ma prendere un filo

dal gomitolo

e unire i punti più lontani

dell’enigma.

Allora i dj possono

parlare di politica,

gli intellettuali

di come si fa il ragù

e divertirsi non è mai stato

così serio.

Io, credo che

andrò a vendere

cocomeri in Piazza Maggiore

e pianterò i semi sputati

sul Crescentone:

raccoglieremo
la prossima estate.

Alla cassa di un supermercato

qualcuno canta d’amore

nel disordine

che sta dentro

ogni spicchio di vita.

 

Se non sconfino muoio

di noia e di vita stretta

e questo muro

ci ha rubato un po’ d’orizzonte

e un po’ di respiri.

 

Manifesto

 

Noi vogliamo

l’oltre,

ondeggiare ubriachi

vomitando storie

ai bordi

di strade di provincia,

Noi, fuori da tutto,

periferici,

perché un centro non esiste.

 

Noi,

che l’isola che non c’è

vogliamo trovarla

là dove era sempre stata

ma nel mondo capovolto

nessuno se n’era accorto.

Noi vogliamo

inventare sogni

e sognare

anche quelli degli altri

per poterci lamentare

che quello, no,

non era il nostro sogno.

 

E voi,

ci vedrete

rompere i recinti

e correre

a inseguire il nulla

perché abbiamo già tutto.

Noi,

troppo liberi

per accorgerci di esserlo,

vogliamo solo,

con il vento sulla faccia,

danzare sul cadavere

della Morte

facendo la linguaccia.

 

Numeri 10

 

Il Sole splende alto

sui nostri giorni grigi.

Ma è questo il momento migliore,

perché è ora
che siamo nel mondo.

Su questo campo

di erba e zolle

dissodate dai tacchetti
lanciamo sfere
o altri pianeti
di un sistema minore,
e poi lo stop a seguire
verso la porta
degli inferi.
Senza fretta
Caronte aspetta
perché sa che arriviamo.

 

È scuro il futuro?
Qualcuno dirà
che è solo nebbia.
Ma tu pensa

che Cristo è già morto

e non ci ha salvato

e ancora siamo persi

nella palude

per non retrocedere

da questo campionato

che non abbiamo scelto.

 

Non ci resta che:

lenire gli affanni

dei nostri compagni

e inventare,

dietro le punte,

un pallone che filtra

come un lampo di gioia,

come un guizzo di luce.

 

E diremo a Caronte

che il legno lo guidano,

una volta sconfitti,

i giocolieri

e i trequartisti.

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19 Ottobre 2021 
di Samuele Abagnato
 

il gioco del minimo

 

Scarabeo

 

Gioco

da tavolo o aiuole,

tra lettere o erba,

io, nero alla vista

incastro parole

appallottolo merda

anche quella d’artista.

 

 

 

Michelangelo

 

Scritto poesia

tolto parole

rimasto elenco.

Tolto ancora

rimasto niente.

Però

arte è levare.

 

 

 

Un poeta

 

Sveste versi

nudi,

carne che toglie

fino al cuore:

vuol vedere

pulsare

della vita

il problema.

Non lo risolve.

Ma spera.

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29 Giugno 2021 
di Samuele Abagnato