Il 2 aprile è iniziato il Ramadan

Cos'è, come funziona e come lo vive una ragazza musulmana in Italia

Il due aprile ha avuto inizio il Ramadan, ovvero il nono mese, nel calendario musulmano, dedicato al digiuno dall'alba al tramonto. Costituisce uno dei Cinque Pilastri su cui poggia la religione Islamica ed è un precetto che il fedele deve necessariamente rispettare. In realtà esistono casi specifici in cui i credenti sono esenti da questa pratica e fanno strettamente riferimento alla salute: persone gravemente malate, anziani, bambini, diabetici, donne in gravidanza, in allattamento o nel periodo delle mestruazioni sono esonerate e possono recuperare i giorni persi più tardi oppure dedicarsi ad azioni di beneficenza.

Gli altri obblighi fondamentali previsti dalla legge religiosa sono la testimonianza della fede, la preghiera, fare zakat (l'elemosina) e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nel corso della vita. Il Ramadan cade ogni anno in un periodo diverso, retrocede di circa dodici giorni, poiché è condizionato dalle fasi lunari, ci si basa, infatti, sull'osservazione della luna crescente. Chiamato anche mese della purificazione, è nato in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto.

Ma cosa comporta? L'obiettivo è quello di dedicarsi per 29 o 30 giorni all'allontamento dalle passioni e dai vizi: durante il giorno non si può bere né mangiare, ci si deve astenere da pratiche sessuali, dal fumo, da tutto ciò che è considerato peccato. Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si debba mangiare un dattero perché così faceva il Profeta.

Secondo la religione musulmana si deve pregare 5 volte al giorno, sono momenti fondamentali poichè sono in grado di costituire un legame diretto fra il credente e Allah, senza il bisogno di alcun intermediario. Durante il Ramadan, però, le preghiere aumentano.

Non troppo nota è la Notte del Destino, Laylat al-Qadr, la più speciale e magica di tutto l'anno, definita nel testo sacro dell'Islam come "migliore di mille mesi". Si pensa sia stata la notte in cui Maometto ha ricevuto il messaggio divino, ovvero la prima rivelazione del Corano dall'angelo Gabriele. Ad oggi la data esatta è sconosciuta, perciò per convezione cade un giorno dispari dell'ultima decade del Ramadan, tradizionalmente si dice sia la 27esima notte. E' il momento in cui gli angeli scendono per donare pace e salvezza. In questa notte viene decretato il destino di ogni fedele fino all’anno successivo, però non si rimane impotenti, i credenti pregano fino all'alba nelle moschee per disegnare la loro sorte insieme ad Allah. Si può chiedere perdono per ogni peccato commesso e si può desiderare qualcosa per se stessi o per gli altri.

Quest'anno il Ramadan termina il 2 maggio con la festa dell'interruzione, īd al-fiṭr, che sancisce il ritorno alla normalità, celebrata sin dalla mattina in famiglia e con i propri cari.

 

Radio Cap per approfondire l'argomento ha intervistato Mounia, una ragazza italo-marocchina che sta praticando il Ramadan in Italia.

 

"Ciao Mounia, grazie per aver accettato questa intervista con Radio Cap, siamo curiosi di sentire la testimonianza di una persona che sta vivendo su di sé questa esperienza spirituale. Ti vorremmo chiedere, tu come affronti questo mese? E' complicato per te digiunare?"

 

"Ciao, grazie a voi per l'interesse, non scontato, verso questa tematica. Nella mia intimità, e quindi nel mio rapporto con la religione, vivo in modo sereno il Ramadan. Sento che è in grado di purificarmi dai miei "vizi" e mi stimola a riflettere su ciò che possiedo di materiale. Digiunare è solo una piccola parte dell'intera esperienza, non è così difficile come sembra da occhi esterni, si tratta solo di abitudine. Non bere e non mangiare sono gesti significativi, mi permettono di empatizzare con chi veramente non ha cibo e acqua per giorni. Alla sera quando mi metto a tavola il pasto ha un altro senso, non è più qualcosa che si dà per scontato."

 

"Solitamente quando si iniza a praticare il Ramadan?"

 

"Si comincia non appena si giunge all'età dello sviluppo, in quel momento diventa obbligatorio per il credente. Nel caso delle ragazze ovviamente coincide con il primo ciclo. Da adulti ci sono casi, legati alla salute, in cui non si pratica comunque. Mio babbo diabetico, ad esempio, al posto di farlo donava una quota giornaliera in beneficienza."

 

"Come vivi questo mese in Italia? Che differenze ci sono con il Marocco?"

 

"Sicuramente il principio non cambia, l'obiettivo è identico perché la religione è quella. C'è qualcosa di diverso, ma solo a livello culturale. In Marocco non vedi nessuno mangiare di giorno, a livello psicologico è normale digiunare perché lo stanno facendo tutti. C'è un altro ritmo sociale dal punto di vista organizzativo, si percepisce in modo concreto che si sta affrontando un mese sacro. Il venerdì, che è dedicato alla preghiera, è tutto chiuso. Non mi sento estranea o isolata come, al contrario, mi capita in Italia."

 

"La dimensione familiare< è importante?"

 

"In generale, la famiglia è un caposaldo dell'Islam, per cui sì. Fare il Ramadan in famiglia, aspettare tutti insieme il tramonto per mangiare, celebrare poi la festa della rottura, ha tutt'altro sapore. Si è uniti in questo percorso."

 

"Ti ringrazio Mounia per la tua disponibilità."

 

"Grazie a voi."

26 aprile 2022
di Camilla Ricci