cosa si è detto, fatto e deciso al g20 di roma

Sabato 30 e domenica 31 Ottobre si è svolto a Roma il vertice del G20 (ovvero il forum internazionale che coinvolge i Paesi più industrializzati al mondo), che per la prima volta è stato ospitato e presieduto dall’Italia. I due principali temi dell’incontro sono stati la lotta alla pandemia da coronavirus e la questione climatica, ma si è discusso anche di altro. È stato il primo summit in presenza dopo la pandemia e la prima cosa da notare è l’assenza di due figure importanti: Xi Jinping e Putin, presidenti rispettivamente di Cina e Russia, due Stati chiave nelle 

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dinamiche geopolitiche attuali. Nell’intervento di apertura del G20 il premier italiano Mario Draghi ha sostenuto l’importanza del multilateralismo, considerato come “la migliore risposta ai problemi che affrontiamo oggi: per molti versi, è l’unica soluzione possibile”.

 

Prima e principale questione affrontata al vertice è stata la lotta alla pandemia, e quindi la campagna vaccinale. Obiettivo prefissato da tempo era ed è la vaccinazione di almeno il 40% della popolazione mondiale entro la fine di quest’anno. Ad oggi, il 39% della popolazione ha già completato il ciclo vaccinale, quindi tale obiettivo è di fatto a portata di mano. Il problema riguarda piuttosto la disparità nella distribuzione geografica dei vaccini. L’obiettivo che si è dunque dato il G20 è quello di vaccinare il 70% della popolazione della Terra entro la metà del 2022 e impegnarsi a fornire più vaccini ai Paesi più poveri.

 

Per quanto riguarda invece l’altra grande questione del G20, ovvero quella climatica, le principali decisioni prese dai leader sono l’azzeramento delle emissioni nette entro la metà di questo secolo e la limitazione a 1,5 °C dell’aumento della temperatura media della Terra fino al 2030. Si tratta di due decisioni importanti, ma un po’ vaghe e soprattutto meno ambiziose di quanto molti sperassero. Nel frattempo è appena iniziata a Glasgow (in Scozia) la COP26, ovvero la conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, dove - si spera - continueranno i negoziati per misure più decise e determinanti.

 

Non si è parlato solo di vaccini e clima al G20, ma anche di questioni economiche. In modo particolare è stata confermata la tassa minima globale sulle multinazionali, fissata al 15% e con la redistribuzione degli introiti verso i Paesi in cui queste aziende operano e vendono i loro prodotti. La tassa dovrebbe entrare in vigore entro il 2023.

 

Il G20 è stata anche l’occasione di alcune importanti riappacificazioni. C’è stato infatti un incontro bilaterale, a margine del vertice internazionale, tra Draghi ed Erdogan (definito tempo fa “dittatore” dal premier italiano). Anche Ursula von der Leyen ha accettato di incontrare e soprattutto di stringere la mano al presidente turco, dopo la vicenda del famoso sgarbo della mancanza della sedia per la presidente della Commissione europea al vertice Ue-Turchia di alcuni mesi fa. Si è riappacificato anche il presidente francese Macron con quello americano Biden, accusato in precedenza di aver fatto un accordo militare con l’Australia (e la Gran Bretagna) senza coinvolgere la Francia, importante partner militare per il Paese oceanico.

 

Sono stati due giorni con anche alcuni momenti iconici. Uno su tutti è certamente la foto di gruppo realizzata sabato. Infatti, dopo la tradizionale foto con tutti i leader politici, ne è stata scattata un’altra (a sorpresa) con anche i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari impegnati nella lotta al coronavirus. Un giusto riconoscimento, un’immagine del nostro tempo, una foto potente che resterà nella storia. Tra i momenti iconici va senza dubbio citata anche la passeggiata nel centro di Roma di domenica mattina e il tradizionale lancio della monetina a Fontana di Trevi da parte dei leader politici di mezzo mondo.

 

In conclusione, una cosa certamente da dire è che l’Italia ha ben figurato in questo importante incontro internazionale, interpretandone con valore la presidenza. Ma cosa resterà di questo G20? E soprattutto, è stato un successo? Dal punto di vista delle relazioni internazionali, il rilancio del multilateralismo è sicuramente un aspetto positivo. Per quanto riguarda invece la questione climatica, sono stati raggiunti certamente degli accordi importanti per il nostro futuro, ma sicuramente si può (e si deve) fare ancora di più. Insomma, bicchiere mezzo pieno.

2 Novembre 2021 
di Michele Simone