brodaglie

Blaterare futuri mai visti e aspettare che accadano solo cose improbabili, fare le cose così tanto alla boia d’un Giuda da farle dannatamente bene: è questo quello che si delinea in questi mucchi di versi un po’ buttati là, un po’ vomitati, perché a 20 anni possiamo solo sperare cose che non ha mai sperato nessuno.

La danza della zuppa

 

Bevo da zuppe

che non si capisce niente

di mondo mischiato

e bevuto e sputato.

Non voglio essere

il mio destino

ma prendere un filo

dal gomitolo

e unire i punti più lontani

dell’enigma.

Allora i dj possono

parlare di politica,

gli intellettuali

di come si fa il ragù

e divertirsi non è mai stato

così serio.

Io, credo che

andrò a vendere

cocomeri in Piazza Maggiore

e pianterò i semi sputati

sul Crescentone:

raccoglieremo
la prossima estate.

Alla cassa di un supermercato

qualcuno canta d’amore

nel disordine

che sta dentro

ogni spicchio di vita.

 

Se non sconfino muoio

di noia e di vita stretta

e questo muro

ci ha rubato un po’ d’orizzonte

e un po’ di respiri.

 

Manifesto

 

Noi vogliamo

l’oltre,

ondeggiare ubriachi

vomitando storie

ai bordi

di strade di provincia,

Noi, fuori da tutto,

periferici,

perché un centro non esiste.

 

Noi,

che l’isola che non c’è

vogliamo trovarla

là dove era sempre stata

ma nel mondo capovolto

nessuno se n’era accorto.

Noi vogliamo

inventare sogni

e sognare

anche quelli degli altri

per poterci lamentare

che quello, no,

non era il nostro sogno.

 

E voi,

ci vedrete

rompere i recinti

e correre

a inseguire il nulla

perché abbiamo già tutto.

Noi,

troppo liberi

per accorgerci di esserlo,

vogliamo solo,

con il vento sulla faccia,

danzare sul cadavere

della Morte

facendo la linguaccia.

 

Numeri 10

 

Il Sole splende alto

sui nostri giorni grigi.

Ma è questo il momento migliore,

perché è ora
che siamo nel mondo.

Su questo campo

di erba e zolle

dissodate dai tacchetti
lanciamo sfere
o altri pianeti
di un sistema minore,
e poi lo stop a seguire
verso la porta
degli inferi.
Senza fretta
Caronte aspetta
perché sa che arriviamo.

 

È scuro il futuro?
Qualcuno dirà
che è solo nebbia.
Ma tu pensa

che Cristo è già morto

e non ci ha salvato

e ancora siamo persi

nella palude

per non retrocedere

da questo campionato

che non abbiamo scelto.

 

Non ci resta che:

lenire gli affanni

dei nostri compagni

e inventare,

dietro le punte,

un pallone che filtra

come un lampo di gioia,

come un guizzo di luce.

 

E diremo a Caronte

che il legno lo guidano,

una volta sconfitti,

i giocolieri

e i trequartisti.

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19 Ottobre 2021 
di Samuele Abagnato