a tu per...te

scambio epistolare ragionato in tempo di pandemia

Le autrici, una maestra e una psicoterapeuta, propongono differenti chiavi di lettura sui temi dell'infanzia e dell'adolescenza. Un interessante spunto di riflessione per genitori e non soltanto il cui ricavato è destinato a scopi benefici.

Il tempo di pandemia è un'occasione di riflessione su temi fondamentali dell'esistenza umana, ivi compresi quelli dell'infanzia e dell'adolescenza. Così hanno pensato Maria Rosa Gherardini e Marianna De Benedictis – la prima psicoterapeuta e la seconda maestra in una scuola primaria –, autrici di A tu per... te (Homeless Book, collana Di mio pugno n. 17, pp 128).

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Il libro si compone di undici lettere inviate dalla De Benedictis alla Gherardini, che pongono interessanti interrogativi, posti in un momento particolarmente delicato come quello della prima maternità; e delle relative risposte ragionate, offerte dall'amica psicoterapeuta in un mix di abilità professionale, di esperienza e di amicizia. Il tutto anticipato dalla prefazione di Maria Luisa Iavarone, professore ordinario di Pedagogia sperimentale all'Università di Napoli Partenope, nonché fondatrice dell'Associazione ARTUR (Adulti Responsabili per un Territorio Unito contro il Rischio). Lo spirito confidenziale – nonostante lo spessore professionale delle autrici – che il lettore ritrova in tutto il testo è intuibile già dal titolo: uno scambio epistolare fra le due protagoniste, in una sorta di doppia autobiografia, che ha inizio in settembre 2019 – momento in cui Marianna scopre di aspettare un bambino – e che termina in agosto 2020, a seguito della nascita del figlio. Non si tratta di mesi casuali ma di un periodo temporale in cui le protagoniste vivono un difficilissimo periodo che le accompagna progressivamente nel lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19. Il lettore ritrova pertanto ansie, paure, sgomento di fronte a un nemico ignoto ma soprattutto invisibile; da combattere con coraggio, intelligenza, rispetto per il prossimo e tanta pazienza.

E ancora, riflette, insieme alle autrici, sul futuro di chi più risente dell'isolamento sociale imposto dalla malattia, oltre che dai vari D.P.C.M. susseguitisi nel periodo in questione: i bambini e i ragazzi. La De Benedictis, oltre a chiedersi quale madre potrà essere per il proprio figlio, nel suo ruolo di maestra pone in evidenza soprattutto la necessità di entrare in sintonia con il vissuto dei propri alunni e non soltanto. Nel testo, propone al lettore, tra gli altri, esempi di violenza su minori subita da fanciulli incontrati nella propria vita. Per tutta risposta, non manca il commento ragionato della Gherardini, utilissimo al lettore per comprendere determinate dinamiche sociali e pedagogiche che, nel vissuto, possono sfuggire a chi non è del mestiere.

Il testo è scorrevole e disinvolto, e lascia percepire senza dubbio, dall'inizio alla fine, il legame di profonda stima e amicizia che lega le due autrici. Ciò che colpisce, in particolare, è il fatto che in esso non viene imposta una risposta univoca a tutte le domande, in una sorta di lezione accademica; bensì differenti chiavi di lettura basate soprattutto sulle personali esperienze vissute dalle protagoniste. Ultima considerazione ma non per importanza. Il ricavato della vendita del libro viene destinato a un particolare scopo benefico: quello di venire incontro alle esigenze degli adolescenti siano essi presenti all'interno delle «nostre case, delle nostre strade, delle nostre scuole, dei nostri oratori e della società intera», come specificato dalle autrici in calce al testo.

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2 Ottobre 2021 
di Emanuela Susmel